rimedi-Tendinopatia del ginocchio-forli

Le tendinopatie possono essere il risultato di microtraumi ripetuti, dovuti a sforzi eccessivi, o di esercizi non abituali, soprattutto se eseguiti in modo non corretto. Le cause della patologia tendinea sono strettamente collegate da un punto di vista biomeccanico all’intensità e alla frequenza del movimento eseguito:

  • Intensità: coincide con il carico di lavoro a cui viene sottoposto il tendine che deve essere di intensità tale da innescare il meccanismo patogenetico, per esempio il sollevamento di un peso eccessivo o velocità troppo elevata con cui viene eseguito un singolo gesto (lancio del peso).
  • Frequenza: coincide con la somma e la ripetizione dello stesso movimento sia all’interno della singola seduta di allenamento sia nel ciclo di vari allenamenti.

I fasci tendinei possono anche essere interessati da alcune malattie, come artrite reumatoide, lupus eritematoso, sclerosi sistemica, gotta, sindrome di Reiter, diabete e, più raramente, amiloidosi.

Il sintomo principale di una tendinite è il dolore localizzato nella zona colpita, che aumenta con il movimento e può essere accompagnato da gonfiore o tumefazione, più o meno evidente.

Ildolorepuò essere di diverso grado e presentarsi spontaneamente, oppure essere prodotto dalla palpazione del tendine, dalla contrazione muscolare contrastata o dall’estensione passiva forzata del muscolo interessato.

La tendinite può diventaretenosinovitenei tendini provvisti di guaina sinoviale (come quelli dei muscoli flessori o estensori delle dita delle mani e dei piedi). In questo caso, oltre al dolore, si ha difficoltà di scorrimento del tendine nella propria guaina, questo provoca tipici movimenti a ìscattoî delle articolazioni.

Nelletendinopatie inserzionali(tenoperiostiti), invece, il dolore si manifesta alla giunzione tra il tendine e l’osso, in modo molto marcato e con la tendenza a diventare cronico.

La classificazione può essere fatta in base alle strutture interessate oppure in base alla sede d’insorgenza (per es. patologia della cuffia dei rotatori della spalla, tendinopatia achillea, ecc.)

Classificazione in base alle strutture interessate

  • Peritendiniti: sono caratterizzate da fenomeni flogistici dei foglietti peritendinei
  • Tendinosi: caratterizzate da manifestazioni degenerative del tessuto tendineo che si indebolosce e perde tonicità. Questa patologia colpisce soprattutto gli anziani e le persone che sottopongono a sforzi eccessivi i tendini già infiammati.
  • Tenosinoviti: ipertrofia dei tendini provvisti di guaine sinoviali.
  • Tendinopatia inserzionale: è caratterizzata da fenomeni infiammatori e degenerativi che riguarda la giunzione osteotendinea.
  • Rottura sottocutanea: è la lesione completa o parziale del tendine

I tendini sono robuste strutture fibroelastiche che connettono i muscoli alle ossa o ad altrestrutture di inserzione, hanno una grande resistenza ai carichi meccanici e consentono di trasmettere, distribuire e graduare la forza esercitata dai muscoli alle strutture alle quali sono connessi.

La principale funzione dei tendini è di trasmettere la forza esercitata dai muscoli alle strutture a cui sono connessi. Il tendine, grazie alle fibre di collagene, possiede unagrande forza meccanica, mascarsa elasticità, è perciò destinato a far fronte principalmente acarichi di tensioneed è meno capace di sopportare le forze elastiche e di compressione.

Il tendine è in grado di sopportare carichi elevatissimi, anche superiori ai 500 kg/cm2 della sua sezione, ma l’allungamento massimo è solo il 4-5% della sua lunghezza. Infatti, oltre a questa soglia si possono formare delle lacerazioni e uno stiramento dell’8-10% può determinarne la rottura.

La variazione della composizione e della struttura tendinea determina una migliore capacità di risposta e di rigenerazione dei segmenti tensionali rispetto alle zone pressorie.

Il continuo processo di rinnovamento cellulare permette ai tendini di adattarsi gradualmente ai diversi carichi di lavoro sia se questi aumentano (irrobustimento) sia se diminuiscono (indebolimento), ma in caso di danno e di rottura la capacità di rigenerazione è molto lenta a causa della scarsa vascolarizzazione.

Dolore, gonfiore e arrossamento della cute sono i sintomi che, associati alla palpazione diretta del tendine, consentono al medico di valutare la presenza di questa patologia che può essere confermata dall’ecografia che chiarisce la sede, il grado, l’estensione della lesione, evidenzia eventuali calcificazioni e tessuti cicatriziali. Le indagini radiografiche sono utili per escludere eventuali alterazioni ossee che posso peggiorare il quadro clinico.

  • Al primo stadio il paziente sente fastidio dopo l’attività, ma riesce a finire l’allenamento, non sono presenti alterazioni anatomiche, il tendine è normale, compare solo un’alterazione del liquido sinoviale. La situazione reversibile. 
  • Al secondo stadio, il dolore compare all’inizio dell’allenamento, il tendine si ispessisce e siamo in presenza di infiltrato cellulare con infiammazione. Questa condizione è reversibile eliminando la componente infiammatoria.
    Dal punto di vista clinico la situazione più sfavorevole è la prima perchè non si dà peso al dolore pensando che sia dovuto solo alla stanchezza. Il terzo stadio è permanente ed irreversibile, ormai nel tendine si è instaurato un processo infiammatorio consolidato e le fibre del tendine sono alterate. Il tendine non avrà mai più l’elasticitàche aveva quando era sano, inoltre è probabile la cronicizzazione del problema. Questo tipo di tendinopatia si chiama tendinosi, è recidivante e generalmente diventa cronica.
  • Esiste un terzo stadio avanzato in cui il dolore impone l’abbandono dell’attività sportiva, caratterizzato da tendine rigido e dal rischio di lesione.

I tendini del ginocchio che più spesso vanno incontro a tendinopatia sono:   

  • tendine rotuleo
  • tendine quadricipitale
  • tendini della zampa d’oca (semitendinoso, gracile e sartorio)

Trattamento

Laterapia riabilitativaconsiste:

In fase acuta di tendinopatia sono consigliati riposo funzionale (l’immobilità assoluta è controindicata in quanto è noto che la tensione è importante per indurre una corretta riorganizzazione delle fibre tendinee) evitando le attività che causano dolore e terapie fisiche (tecar, laser), con l’obiettivo di ridurre dolore e infiammazione.

Successivamente, una volta ridotto il dolore, si passa ad esercizi specifici con diversi tipi di contrazione muscolare.

L’esercizio di rinforzo eccentrico si è dimostrato superiore a quello concentrico in termini di risultati clinici. Importanti sono gli esercizi di stretching, ma controindicati in fase acuta. Può essere utile la terapia manuale.

Il ritorno all’attività sportiva può avvenire nell’arco di 2-4 settimane per i casi acuti (tendinite), mentre se si instaura un processo degenerativo a carico del tendine (tendinosi), sono necessari 4-6 mesi.

Vista la varietà delle condizioni che possono favorire l’insorgenza di una tendinopatia, l’importanza di un intervento precoce ed efficace, la varietà delle terapie a disposizione e la loro diversa efficacia nelle varie fasi, è consigliabile rivolgersi a personale esperto per il trattamento di questa condizione.

La terapia chirurgica comprende numerose tecniche, che non garantiscono un risultato ottimale, e che prevedono tempi di recupero comunque lunghi; perciò questa opzione viene riservata ai casi refrattari, dopo il fallimento di un protocollo riabilitativo ben condotto per la durata di 6 mesi.

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